Tra i tumori che colpiscono l’apparato digerente superiore, un ruolo di primo piano è occupato dalle neoplasie esofago-gastriche.
A livello mondiale, il tumore esofageo è l’ottavo carcinoma più comune.
Si sviluppa, generalmente, nelle cellule che rivestono la parete dell’esofago e comprendono:
- Carcinoma a cellule squamose, generalmente nella parte superiore dell’esofago
- L’adenocarcinoma, che coinvolge la parte inferiore
Meno comunemente si possono presentare anche tumori dell’esofago come i leiomiosarcomi (che coinvolgono la muscolatura liscia dell’esofago) e le metastasi (diffuso da altre parti del corpo).
Questo tipo di tumore tende a svilupparsi principalmente nei pazienti che convivono con la condizione di esofago di Barrett: ovvero, l’irritazione prolungata dell’esofago causata dal reflusso dell’acido gastrico.
Oltre a ciò, altri fattori scatenanti sono:
- Abuso di alcol
- Uso di tabacco
- Obesità
- Età avanzata
- Sesso maschile
- Sindromi genetiche (come la sindrome di Bloom e anemia di Fanconi)
- Aver contratto in precedenza altre infezioni, come il virus del Papilloma HPV
Sebbene principalmente asintomatico, il tumore esofageo può manifestarsi attraverso:
- Singhiozzo
- Perdita di peso
- Ipersalivazione
- Raucedine
- Tosse stizzosa
Un sintomo importante è la difficoltà a inghiottire ogni tipo di cibo, sia solido che liquido.
A livello diagnostico, l’esame più importante da effettuare è l’esofagogastroduodenoscopia, in grado di evidenziare la presenza di una massa o un’ulcera nella zona d’interesse.
Successivamente, si viene sottoposti a:
- Endoscopia e biopsia
- Bolo baritato
- Tomografia computerizzata (TC)
- PET-TC ed ecografia
In generale, circa il 20% dei soggetti malati riesce a sopravvivere nei successivi 5 anni. Per aumentare le probabilità di vita, vi è un progresso continuo sulle tecniche terapeutiche, come l’immunoterapia.
