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Il tumore della mammella è la neoplasia più frequente tra le donne e rappresenta circa un terzo di tutte le diagnosi oncologiche femminili. In Italia ogni anno si registrano oltre 53.000 nuovi casi: ciò significa che, in media, 6 donne ogni ora ricevono una nuova diagnosi. Sebbene più raro, può interessare anche gli uomini (circa l’1% dei casi totali).

Il tumore si sviluppa nel tessuto ghiandolare della mammella, composto da lobuli e dotti, e può essere in situ (cioè confinato nella sua sede di origine) oppure invasivo (quando si diffonde ai tessuti circostanti). Le forme più comuni sono il carcinoma duttale e il carcinoma lobulare, che possono manifestarsi sia in situ che in forma infiltrante.

In base alle caratteristiche molecolari, i tumori al seno vengono classificati in funzione della presenza o assenza di recettori per estrogeni, progesterone e della proteina HER2. I cosiddetti tumori tripli negativi, privi di recettori ormonali e della proteina HER2, rappresentano circa il 10–20% dei casi e tendono ad avere un comportamento più aggressivo.

Grazie ai progressi della diagnosi e della ricerca, la sopravvivenza media a 5 anni dalla diagnosi è oggi intorno all’88%, contro il 75%  negli anni ’90.

Si stima siano circa 925.000  le donne che convivono con una precedente diagnosi di tumore al seno.

Come per molte altre neoplasie, anche nel tumore della mammella esistono fattori di rischio che non possono essere modificati e altri che dipendono dallo stile di vita e quindi possono essere prevenuti o ridotti attraverso scelte salutari.

Tra i fattori non modificabili rientrano:

  • Età. il rischio aumenta con l’età, poiché col tempo le cellule possono accumulare mutazioni
  • Fattori genetici. La presenza di mutazioni nei geni BRCA1, BRCA2, PALB2, PTEN o p53 incrementa notevolmente il rischio di sviluppare un tumore al seno, anche in età giovane. Circa il 5–10% dei tumori al seno è di tipo ereditario, mentre un ulteriore 20% è considerato familiare, ossia più frequente all’interno di una stessa famiglia pur senza mutazioni specifiche.

La maggior parte dei casi (oltre il 70%) resta comunque sporadica, cioè non associata a familiarità

I fattori di rischio modificabili comprendono:

  • Uno stile di vita sano può ridurre sensibilmente il rischio di sviluppare un tumore al seno
  • Alimentazione. Seguire una dieta equilibrata, povera di grassi saturi e ricca di legumi, cereali integrali e frutti di bosco, che contengono fitoestrogeni
  • Attività fisica. Praticare movimento regolare riduce il rischio fino al 12% e, dopo una diagnosi, può diminuire la mortalità fino al 50% rispetto a una vita sedentaria
  • Gravidanza e allattamento. Avere figli e allattare al seno prima dei 30 anni può offrire un effetto protettivo
  • Fumo e alcol. Entrambi aumentano il rischio in modo significativo, in particolare quando associati

La prevenzione resta la prima difesa contro il tumore della mammella e comprende sia comportamenti salutari quotidiani sia controlli periodici.

La diagnosi precoce, in particolare, rappresenta un elemento cruciale per individuare il tumore nelle sue fasi iniziali, quando le possibilità di guarigione sono più alte e le terapie meno invasive.

Il Sistema Sanitario Nazionale prevede programmi di screening mammografico gratuito per le donne tra i 50 e i 69 anni, con cadenza biennale. In alcune regioni italiane, la fascia di età è stata ampliata anche alle donne tra 45 e 74 anni.

Oltre alla mammografia, è importante eseguire controlli personalizzati sulla base del proprio rischio individuale e familiare. L’autopalpazione del seno aiuta a conoscere meglio il proprio corpo e a riconoscere eventuali cambiamenti, ma non sostituisce la visita senologica o gli esami strumentali.

In sintesi, possiamo dire che la prevenzione e la diagnosi precoce hanno un ruolo chiave anche nel tumore della mammella e si fondano su tre azioni fondamentali:

  • Adottare uno stile di vita sano, basato su una dieta equilibrata, attività fisica costante, limitazione di alcol, astensione dal fumo e mantenimento del peso forma
  • Eseguire controlli regolari, come la visita senologica, l’ecografia e la mammografia, secondo le indicazioni del proprio medico
  • Partecipare ai programmi di screening gratuiti, che consentono di individuare il tumore in fase iniziale, quando le possibilità di cura e guarigione sono maggiori

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Prof. Andrea Mancuso

Medico Chirurgo Specialista in Oncologia

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