Il tumore del polmone rappresenta una delle neoplasie più diffuse a livello mondiale. In Italia si registrano oltre 44.000 nuovi casi ogni anno, con una netta prevalenza tra gli uomini, ma con un’incidenza in crescita anche nella popolazione femminile.
Nonostante i progressi nella diagnosi e nelle terapie, il tumore del polmone continua a essere responsabile di circa un quarto dei decessi per tumore negli uomini e di oltre un decimo nelle donne, confermandosi tra le principali cause di mortalità oncologica nel nostro Paese.
Si origina quando una cellula del tessuto epiteliale di bronchi, bronchioli o alveoli polmonari subisce mutazioni del DNA e comincia a moltiplicarsi in modo incontrollato.
Parliamo di tumore del polmone localizzato quando, in fase iniziale, la malattia non si è ancora diffusa oltre i confini del polmone e dei linfonodi più vicini e pertanto non sono presenti metastasi a distanza in altre parti del corpo. Si parla di tumore localmente avanzato quando la malattia è avanzata ma non si è ancora diffusa ad altri organi. Nel momento in cui coinvolge anche altri organi, siamo in presenza di un tumore metastatico: il “linfonodo sentinella” è il primo ad essere raggiunto da cellule tumorali che stanno cominciando a diffondersi.
Il tumore del polmone viene classificato in 2 categorie principali:
- Carcinoma Non a Piccole Cellule (NSCLC – Non-Small Cell Lung Cancer). È il tipo più comune e rappresenta circa l’85% dei casi; comprende diversi sottotipi come l’Adenocarcinoma, il Carcinoma squamoso, il Carcinoma a grandi cellule.
- Carcinoma a Piccole Cellule (SCLC – Small Cell Lung Cancer) o Microcitoma. È associato principalmente al fumo di sigaretta, quindi è tipico dei forti fumatori, e rappresenta circa il 13-15% dei casi. È estremamente aggressivo, a rapida crescita e con un’elevata tendenza a diffondersi ad altri organi e dare metastasi precocemente.
Il fumo di sigaretta è la causa principale del tumore del polmone, responsabile di circa l’85-90% dei casi. Anche il fumo passivo rappresenta un rischio concreto. Il tabacco contiene sostanze che danneggiano il DNA, favorendo la proliferazione cellulare e indebolendo i meccanismi di difesa dell’organismo.
Ma non è l’unico. Esistono altri fattori di rischio, quali:
- Predisposizione genetica, in particolare nei non fumatori, dove si osservano alterazioni di geni come l’EGFR
- Radon, un gas radioattivo naturale che può accumularsi negli ambienti chiusi
- Inquinamento atmosferico, riconosciuto come cancerogeno certo, soprattutto per la presenza di polveri sottili (PM2.5)
- Esposizione professionale a sostanze chimiche come arsenico, amianto, metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici
La prevenzione primaria si basa innanzitutto sull’astensione dal fumo. Smettere di fumare riduce la probabilità di insorgenza in modo significativo: dopo 10 anni, il rischio si dimezza rispetto a quello di un fumatore.
Uno stile di vita sano, che comprende un’alimentazione equilibrata, ricca di frutta e verdura, e attività fisica regolare, può contribuire a ridurre il rischio di sviluppare la malattia e a migliorare la salute generale.
Riconoscere la malattia in fase precoce aumenta notevolmente le possibilità di cura, consentendo di attuare protocolli terapeutici mirati che non per forza comprendono la chirurgia. Al momento non esiste uno screening di massa per il tumore del polmone, ma recenti studi hanno confermato che, nel caso di forti fumatori ed ex fumatori sopra una certa età (con una storia di 20 sigarette al giorno per almeno 30 anni) effettuare una TC a basso dosaggio una volta l’anno può abbassare il tasso di mortalità di circa il 25%.
In presenza di sintomi sospetti o fattori di rischio rilevanti, è fondamentale rivolgersi al medico, che può indicare gli esami diagnostici più appropriati: visita specialistica, radiografia, TC, PET, broncoscopia o biopsia per confermare la diagnosi e impostare il percorso terapeutico.
